La macchina della propaganda opera sul piano della comunicazione raggiungendo nel corso degli anni livelli sempre più alti di manipolazione della pubblica opinione. Il primo livello è quello materiale basato sulle leggi speciali fasciste che coinvolgono la vita pratica e quotidiana degli italiani: radio, cinema, famiglia, cinegiornali istituto luce, lavoro, vita militare. Il secondo livello è più raffinato, agisce sulla creazione dell'immaginario fascista, la creazione del mito del Duce. Mussolini si serve della legalità formale e del parlamento per ridurre al silenzio la vigorosa stampa anti-fascista. E lo fà su una camera dei deputati ancora liberale con esponenti di tutti i partiti, compreso socialisti e comunisti. La complicità di Vittorio Emanuele III è evidente. Nel estate del 1923 Mussolini presenta alla firma del Re un insidiosissimo decreto legge che dava facoltà ai prefetti di diffidare qualunque giornale dal pubblicare notizie false e tendenziose. Il giornale socialista "Avanti!" nel biennio 1923-24 subisce ben 24 sequestri. Dopo il delitto Matteotti, 10 giugno 1924, i sequestri dei fogli delle opposizioni saranno continui: è il primo passo per imporre il bavaglio, il primo successo del Duce.... ottenuto legalmente!

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