[13/04/2010- Il filo di sophia] Muoversi agevolmente nella selva degli ismi rappresentata dalla costellazione teorica foucaultiana non è impresa facile. L'opera del pensatore francese presenta numerosi capovolgimenti, passaggi repentini, rotture radicali; questi rispondono in qualche modo ad una labile continuità se vengono ascritti a quello che può essere definito il campo d'interesse privilegiato di Foucault, ovvero il potere. Il soggetto storicamente preso nel circolo del reciproco condizionarsi di potere e sapere; così si potrebbe delineare, in maniera approssimativa, l'interrogativo che ha ossessionato il genio di uno degli ultimi maîtres-à-penser. La sua archeologia non si compie nel senso di una riscoperta dei fatti dimenticati, come tessere di un mosaico che il tempo ha eroso, bensì nell'intenzione di voler considerare i fatti storici nella loro singolarità di eventi, al di là di una scansione ordinata ma fittizia. L'archeologo Foucault non ha delineato una storia delle idee e dei saperi, ma ha focalizzato l'attenzione sulle condizioni d'insorgenza, sulle regole di formazione dei discorsi. A quali condizioni alcuni tipi di discorsi divengono scientifici e altri saperi affermano la loro positività pur non essendo scientifici? Si tratta di risalire al punto in cui alcune esperienze limite, come la follia o la sessualità, non recavano con sé i tratti di un'esclusione discriminante; bisogna rinvenire il grado zero della loro stessa costituzione. Allo stesso modo, la ...

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