Zurigo, sono le cinque del mattino del 20 marzo 1971, Alfredo Zardini deve recarsi ad un appuntamento con il suo futuro datore di lavoro. Si ferma per bere un caffè al Frau Stirnimaa, lungo la Langsstrasse, tra gli avventori c'è anche il manovale Gerhard Schwitzgebel, 35 anni, 2 m. di altezza per 136 kg, già schedato dalla polizia. In quegli anni la Svizzera circa 650 mila italiani. In questo clima si facevano strada le idee xenofobe di cittadini e politici che trovarono il massimo portavoce nella figura di James Schwarzenbach, uomo politico svizzero di estrema destra, promotore du un referendum popolare, comunque fallito, volto a limitare l'ingresso dei lavoratori stranieri. Durante il periodo del referendum promosso da Schwarzenbach contro la mano d'opera straniera, il manovale aveva militato attivamente nella propaganda contro l'«inforestieramento». Zardini non parlava una parola di svizzero essendo arrivato da un paio di giorni, in quel locale un italiano era come un agnello in una tana di lupi, basta una minima incomprensione e l'energumeno lo picchia a sangue. Una volta atterrato, il pestaggio continua con calci sul viso e sull'addome, poi viene trascinato fuori e disteso sulla neve fra l'indifferenza degli avventori e dei passanti. Durante il ritardato trasporto in ospedale, Zardini muore per emorragia interna. La reticenza della polizia locale e delle testimonianze dei presenti non hanno mai permesso di far luce sulla verità dei fatti, lo Schwitzgebel infatti ...

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